ANTEPRIMA: OUR ZOO

Il padre di tutti i bioparchi è Our Zoo, serie della BBC appena partita in Inghilterra, basata sulla storia vera di George Mottershead, un reduce della prima guerra mondiale che non riesce a guarire dal suo stress post traumatico. Finché, alla fine degli anni Venti, non capita ad uno spettacolo di animali con la figlia più piccola, subisce una crisi devastante, si reca al porto di Chester, ne torna con un pappagallo e una scimma destinati a morte certa, finisce al circo, salva addirittura un cammello, nella sincera preoccupazione dei familiari, moglie, altra figlia adolescente, anziani genitori bottegai. È partita la nuova vita di George, che non ne può più di stress, di ricordi, di rimpatriate fra mutilati (lui stesso è rimasto tre anni inchiodato alla sua schiena, incapace di camminare, di muoversi, pensando ogni momento al fratello che in guerra ebbe sorte peggiore, definitiva). È partita la nuova vita con un debito di tremila sterline in banca per comperare una tenuta dismessa, Oakfield Manor, strappata all'ultimo momento, a suon di rilanci, ad un agente immobiliare di Londra. Qui George e la famiglia, via via sempre meno recalcitrante, s'imbarcheranno nel primo zoo senza gabbie della civiltà, raccogliendo animali strani, esotici, selvaggi e il futuro è tutto da vedere. 
Una serie spettacolare, si capisce subito, dalle primissime sequenze. Con una scrittura accurata (opera di Matt Charman), che sa aggiungere equilibrio e poesia alla storia stralunata del reduce disadattato, che parte da lontano, intreccia destini e situazioni, converge sulla vicenda principale. Il protagonista è una faccia che qualche maniaco delle serie avrà già visto, era (ed è)il sergente Bacchus, aiutante di George Gently nell'omonima serie, e se là Lee Ingleby era il poliziotto leale ma cinico e piuttosto fatuo, qui offre una differente prova di bravura colorando l'alienazione di ogni sfumatura affettiva: “Noi abbiamo già visto troppo male, non è vero?”, dice al banchiere cui chiede un prestito: e lo convince, mentre tutti in banca stanno intorno a Mortimer, la scimmietta adottata dalla figlia piccola di George. “Vedessi come tenevano quegli animali”, ripete l'ex soldato che non accetta più una vita da bottegaio, nelle retrovie di quella democrazia che ha contribuito a difendere per conto dei potenti, di quelli che decidono e non ci rimettono mai gli arti. A Oakfield Manor, scopre Albert, padre di George, l'aria è davvero più fresca, più frizzante, e tanto basta: sarà quel che sarà. 
Dev'essere andata bene, perché quel Bioparco esiste ancora oggi. E la serie è in circuito adesso, con tutte le sue calorose colorazioni, di dialoghi, di fotografia, di trama, di personaggi. Una serie che ti incanta subito, anche se non sei, come chi scrive, un patito degli animali, uno che in quella invocazione, “vedessi come stava ridotta quella bestia, non potevo lasciarla là”, si riconosce, nel suo piccolo, sempre di più. Chi salva un animale non salverà il mondo, forse, ma salva se stesso. Our Zoo comunque è per tutti, è avventura e poesia, e un'ora spesa bene ogni volta. Sei gli episodi già realizzati, ma c'è da sperare, e da scommettere, che la serie andrà molto oltre. 

di Massimo Del Papa (tratto da "Il Faro" n° 36 del 2014)
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June Mottershead playing with lion cubs, from her book Reared at Chester Zoo

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