Anteprima: arriva "Vecchi amici e nuovi amori" di Sybil Grace Brinton

Grazie a "Jo March Agenzia Letteraria" possiamo finalmente leggere, per la prima volta in lingua italiana, "Vecchi amici e nuovi amori" di Sybil Grace Brinton, che sarà disponibile nelle librerie dalla fine del mese di settembre. 

Esattamente un secolo dopo la pubblicazione del celebre Orgoglio e pregiudizio, di cui ricorre quest’anno il bicentenario, nel 1913 l’editore londinese Holden & Hardingham di Londra pubblicò il romanzo Old Friends and New Fancies, scritto da una misteriosa autrice inglese al suo esordio letterario. Il volume, già presentato dalla stampa dell’epoca come “sequel” dei romanzi austeniani, viene descritto dalla Brinton come il tentativo di raffigurare le sorti dei più celebri personaggi creati dalla penna di una delle scrittrici più amate di tutti i tempi, inventando nuovi intrecci e riunendo in un unico esperimento letterario “vecchi amici” già tanto apprezzati dai lettori inglesi.

Vecchi amici e nuovi amori è il primo seguito dei romanzi austeniani che inaugura un filone molto apprezzato e frequentato fino ai nostri giorni. Con impeccabile grazia, la Brinton cuce una trama di relazioni tra le famiglie e i personaggi protagonisti di tutti i romanzi canonici della Austen; oltre a svelare il seguito delle storie già note, e a far scoprire la vita coniugale di Elizabeth e Darcy, le nuove intromissioni di Lady Catherine de Bourgh (Orgoglio e pregiudizio), la brillante carriera di William Price, le tristi sorti che riguardano Mary ed Henry Crawford e gli improvvisi mutamenti sentimentali di Tom Bertram (Mansfield Park), ritroviamo i maliziosi piani orchestrati dalle sorelle Steele, la civetteria di Mrs. Jennings (Ragione e sentimento), e tanti protagonisti già conosciuti nei sei romanzi e che qui costituiscono un unico ideale sistema di personaggi.
Una ricostruzione filologica e attentissima degli ambienti, dei caratteri, delle abitudini e dei contenuti tanto cari a Jane Austen, che esula dall’intenzione di volere emulare un modello in realtà inimitabile, ma che, facendo proprio uno stile vivace, ironico ed elegantissimo, ha saputo annodare i fili giusti delle varie trame per ottenere un’unica costruzione narrativa briosa e avvincente, come se personaggi e ambienti fossero stati da sempre intrecciati.

VECCHI AMICI E NUOVI AMORI
Immaginario seguito dei romanzi di Jane Austen

di Sybil G. Brinton
(Ed. Jo March)

Trama: “I libri che amiamo finiscono sempre troppo presto. Girata anche l’ultima pagina, siamo invasi da una pungente malinconia per quel racconto che ha toccato la nostra vita e poi si è chiuso per sempre. Questo è ciò che prova un devoto Janeite alla fine di ogni storia nata dalla penna di Jane Austen.
Esattamente un secolo fa, lo stesso sentimento deve aver tormentato Sybil Grace Brinton, spingendola, inconsapevole di dare inizio a un genere letterario fortunatissimo, a scrivere Vecchi amici e nuovi amori, il primo sequel austeniano di cui si abbia notizia, pubblicato proprio nel 1913 dall’editore londinese Holden & Hardingham.
Un gioco letterario che tenta di portare tutti in una volta sulla scena i personaggi principali dei romanzi canonici della “cara zia Jane” e «di tenere le fila della vicenda, mettendoli in relazione tra loro con un andamento narrativo che non fa mai pensare a forzature, ma conduce con naturalezza a far diventare James Morland (L’abbazia di Northanger) rettore della parrocchia dove abitano i Bingley (Orgoglio e pregiudizio) e a far apparire Edward Ferrars e la moglie Elinor (Ragione e sentimento) nella vicina Pemberley con lo stesso incarico, o a far incontrare William Price (Mansfield Park) con i Knightley (Emma) a Londra, per poi passare dai suoi amici Wentworth (Persuasione) a Winchester.
Ci ritroviamo così in una sorta di famiglia allargata, molto simile, per inciso, a quella reale di Jane Austen, dove i rapporti di parentela si uniscono a quelli riguardanti amici e conoscenti, in una ragnatela di relazioni che porta a compimento molti dei destini, in particolare matrimoniali, lasciati in sospeso nei romanzi austeniani» [dall’Introduzione].”

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