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Lucio-ah, piccolo commento ed intervista ...

LUCIO-AH
LE STAGIONI ITALIANE NELLA
MUSICA DI LUCIO BATTISTI

di Massimo Del Papa (Ed. Meridiano Zero)

Trama: Le canzoni di Battisti sono emozioni collettive, ciascuno le assorbe a modo suo ma mai da solo. Sono momenti da vivere insieme, da cantare con la chitarra in riva al mare o attorno al fuoco. Sono sogni di gruppo, fatti per viaggiare, per amare, per conoscersi, per raccontarsi.
Battisti era tacciato di qualunquismo e persino di fascismo, perché la destra lo venerava. Ma nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano fu trovata l’intera collezione dei suoi dischi. A quanto pare sia i fascisti che i comunisti si innamoravano con le sue canzoni. La verità è che lui ha sempre mantenuto una rigorosa separazione tra impegno politico e creatività artistica.
Massimo Del Papa parla dell’uomo e dell’artista, di ogni suo album, del sodalizio con Mogol, che come lui non si è mai rifugiato nella nostalgia del passato ma ha sempre tenuto gli occhi fissi sul presente. Racconta la collaborazione con i più importanti cantanti e musicisti, la partecipazione a Sanremo, il duetto con Mina a Teatro 10, il fallito assalto alle classifiche americane e il prematuro ritiro dalle scene. Ma soprattutto Del Papa allaccia strettamente tutto questo con lo scorrere degli anni in Italia, con i costumi, l’attualità, la politica, per mettere in luce quanto di quelle passate stagioni italiane vive nella musica di Battisti.


Commento:  Si, viaggiare... è questo quello che capita leggendo “Lucio-ah. Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti”  di Massimo Del Papa, edito da Meridiano Zero ed appena uscito in libreria.

Si viaggia, dicevo, attraversando i decenni della storia italiana (dalla metà degli anni '60 a tutti gli anni '90), accompagnati dalle indimenticabili canzoni-poesie di Lucio Battisti e dalla narrazione vivida ed appassionata dell'autore che ci illustra melodie, composizioni, genio e vita di Lucio Battisti, descrivendo con efficaci pennellate gli usi ed i costumi dell'Italia che cambia, gli eventi grandi e piccoli che hanno segnato l'esistenza di noi tutti.

Ci riesce, in maniera mirabile, rendendoli vividi ricordi, od efficaci fotografie per chi non c'era, mentre parole, note ed armonie s'intersecano ai fatti e vivide fuoriescono dalle pagine, risuonandoti in mente, sfuggendoti dalle labbra, mentre ti viene da canticchiarle...

Giudizio:

Da non perdere! Lo conserverete gelosamente nella vostra libreria, per tornare ad immergervi nel flusso delle parole, degli anni che non ci sono più, delle liriche di Battisti...
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I MIEI LIBRI SONO UNO

incontro con Massimo Del Papa, autore di “Lucio – ah. Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti”


C'è un giornalista – scrittore che, partito dalla cronaca nera, si è poi concentrato sulle interviste, sui fatti e misteri italiani, senza negarsi le polemiche, e poi addirittura la poesia, i reading, un portale di 8 blog collegati, insomma uno che se ne inventa sempre una. Massimo Del Papa, dopo una decina di libri tra narrativa e attualità, alcuni dei quali molto personali fin dall'autoproduzione, ha intrapreso un percorso musicale, con tre lavori nell'arco di due anni: esordisce nel 2009 con “Ti vivrò accanto”, dedicato all'opera omnia di Renato Zero, prosegue un anno dopo con “Happy”, l'incredibile avventura di Keith Richards, e, pochi mesi dopo, si ripresenta a sorpresa con un libro dedicato a Lucio Battisti. Un lavoro fortemente calato nella contemporaneità italiana tra gli anni '60 e i '90, vale a dire il periodo di attività del grande autore di Poggio Bustone. Impostazione che ha salvato Del Papa dall'effetto deja-vu, in presenza di una bibliografia su Battisti già sterminata. Abbiamo incontrato l'autore, per una chiacchierata approfondita sul suo nuovo Battisti e non solo.


È il tuo terzo libro musicale. Come mai questa attitudine per uno che si è sempre occupato di attualità, di cronaca?

Ma questa è attualità! Quando li presentano come libri musicali, io un po' me la prendo, in realtà: mi suona riduttivo. Certo, la musica è il lievito, ma diventa anche pretesto per raccontare la storia di un Paese. Questo diventa particolarmente evidente con Lucio Battisti, che credo sia stato il cronista per eccellenza del vivere quotidiano. Già avevo fatto qualcosa del genere su Renato Zero, che però era un libro sull'opera omnia, perché mi ero stufato di trovare libri mediocri, aneddotici; su Keith Richards, poi, c'è l'intento dichiarato di entrare e uscire nell'Inghilterra della ricostruzione industriale dopo la guerra. Con Battisti non esco mai dall'attualità, i suoi dischi sono giornali, sono sempre puntati sul quotidiano ed è questo il loro valore aggiunto.


C'era un progetto per questi libri, tre in successione, tutti su artisti?

Non c'era, ma si sta definendo man mano che procedo col lavoro: questi libri, che di per sé possono sembrare volumetti, brevi, diventano parti, capitoli di un lavoro complessivo - “continuità concettuale”, la definirebbe Frank Zappa. C'è stato un periodo, nel dopoguerra, di irripetibile fecondità musicale e artistica; io penso si dovesse anzitutto al fatto che questi ragazzi uscivano da un conflitto mondiale e non avevano niente da perdere, avevano una fame di vita che poteva anche sfociare nella morte, nel fallimento, ma c'era. La classica situazione da “o la va o la spacca”. Molti sono morti, ma anche a questo prezzo hanno cambiato davvero un po' il mondo. Allora l'idea è di affrontare tanti di questi campioni, uno per uno, a comporre il ritratto di una generazione e di un mondo che per una breve stagione è sembrato potersi permettere tutto. Ci sono altri progetti, già pronti o in fasa avanzata.


Torniamo a Battisti. Superfluo chiederti perché, ma lo facciamo lo stesso. Sperando in una risposta non convenzionale.

Volevo offrire il mio Battisti, e questa se vuoi è una risposta convenzionale. Non lo è però se riesco a dire qualcosa di nuovo, intento che secondo qualcuno avrei raggiunto. Allora io offro un Battisti privato, tutto intessuto sulle suggestioni. I dischi ci sono, sono oggettivi, ma personalissimo diventa il modo di metabolizzarli. Io non voglio che di Battisti resti l'icona, il totem. Voglio riportarlo ai nostri giorni, vorrei che chi lo stava perdendo di vista lo ritrovasse e chi non lo sospetta se ne appropriasse. Propositi altisonanti, che io rendo in totale umiltà: qui c'è una proposta, spero vi piaccia.

Battisti, l'antidivo, l'uomo schivo, l'orso. Come si fa a parlare emotivamente di un autore così?

Si fa, partendo dalla sua arte. E poi inoltrandosi nell'uomo. Perché sempre di quello si scrive, dell'uomo! Il Battisti antidivo, antitutto, non coinvolto politicamente, lo sradicato, quello che dice no ad ogni proposta, che si nega ai concerti anzitempo e poi ai media completamente, è anche l'uomo che sa capire, sa cantare meglio di tutti gli italiani. Grazie ad una prodigiosa alchimia con Mogol, questo non può essere mai dimenticato. Per questo io considero gli ultimi 3 album in assoluto di Battisti delle occasioni sprecate. Era svanito ogni intento di narrazione, erano suoni per qualcuno ancora rivoluzionari, con elementi di pregio, ma io non discuto questo: li contesto perché lì la freddezza dell'uomo aveva raggiunto quella dell'artista, mercè una serie di invenzioni lessicali di Panella che parevano fagocitare la musica. No, così no. Restano gli album del marchio di fabbrica, Battisti-Mogol, perché calati in contesti sociali forse più eccitanti, comunque perché credibili come documenti di coscienza collettiva. A prescindere dal valore eccezionale delle opere: ma anche don Giovanni e L'apparenza avevano quel valore. Erano, però, già cose diverse. Ma la forza particolare di Mogol-Battisti fu quella di cantare la vita per un paio di generazioni.


Tre libri musicali in due anni, due in nove mesi. Quando hai cominciato a lavorare sul Battisti?

Prima che uscisse Richards, la stesura iniziale di Battisti era già fatta. Una decina di giorni nel luglio dell'anno scorso; poi ho riscritto e completato tutto durante la settimana di Natale. Battisti avrebbe potuto uscire già all'inizio del 2011, ma sarebbe stato assurdo, con Richards fuori da appena 3 mesi. Ma scrivere per quanto mi riguarda non è un processo graduale in nessun modo: non ho mai promesso alcun lavoro, lo propongo quando è pronto o già in fase avanzata, quando sono sicuro che arriverà ad una completezza. E capita di lavorare a più progetti. Prima che uscisse Battisti era già steso il prossimo, che ovviamente tengo in attesa: di musicali ce ne sono due. Poi uno sul terrorismo, uno di racconti brevi, uno sugli animali. Questi sono già pronti. Altri sono in fase di preparazione, vale a dire che premono dentro. Ma io ho una tecnica, che è il contrario di ogni metodo: quando ho voglia di scrivere su qualcosa, la reprimo finché non si fa troppo prepotente e allora diventa fisiologico, un bel giorno, cominciare a buttar giù qualche idea, l'attacco, giusto quello. Va a finire che smetto solo all'ultima frase. Diventano maratone in cui non faccio altro che scrivere, per qualche giorno, senza smettere mai, quasi neppure per dormire. Il libro esce tutto insieme, e si compone in modo del tutto autonomo, se non contrario, all'idea di partenza. Per questo ho smesso di fare schemi, schede, mi appesantivano e non servivano, mi complicavano solo la vita. Questi libri non sono fatti per nessun altro scopo che farli, per la passione, per la smania di comunicare qualcosa. Non c'è proprio altro calcolo dietro.

Meridiano Zero come ha preso la tua proposta di un libro su Battisti, dopo altri mille che ce n'erano?

Il libro eccolo qui! Meridiano Zero ha intrapreso da alcuni anni una collana musicale, per l'appunto, ed io cerco di proporre libri non superficiali, che abbiano uno spessore anche narrativo. Perché queste sono storie di musica, ma anzitutto storie di uomini, di esistenze particolari. Le racconto a modo mio, ed è un modo deliberatamente rétro: posso dire che i precedenti sono stati accolti benissimo, anche oltre le mie aspettative, quindi andiamo avanti. Tra l'altro, Meridiano Zero fa sempre delle copertine splendide, che davvero sono il viatico ideale per questi libri. Sono, in un certo senso, libri sperimentali. Pensa ai titoli: “Lucio – ah”. A me piace tantissimo, ed è uscito praticamente il giorno prima di andare in stampa...

Ma Battisti era proprio il migliore?

Come si fa a rispondere ad una domanda simile? A certi livelli, credo non abbia più senso stilare classifiche. Per me, per la mia piccola storia personale (ma credo per quella di moltissimi), è stato uno dei migliori, uno dei necessari. I suoi album, i suoi brani si ascoltano ancora oggi, un milione di volte dopo, con la stessa freschezza, anzi trovandoci sempre qualcosa di nuovo, che era sfuggito. Patrimoni di idee, di invenzioni, di gusto, di intuizione, di artigianato. Questo per me è il genio. E scrivo sempre di quelli ai quali sento di dover qualcosa, quelli che mi hanno arricchito la vita. Senza certi artisti la mia strada avrebbe preso altri percorsi, sicuramente più noiosi. In un certo senso, io scrivo spinto da certe suggestioni, dalle musiche che ho ascoltato, dai dischi che mi hanno fatto crescere, che mi hanno reso, in bene e in male, quello che sono. Sono certo che senza questi artisti non sarei qui a scrivere oggi. C'è chi come retaggio ha altri scrittori, io ho questi autori di musica popolare e meravigliosa. Allora, i miei piccoli libri sono un tributo, l'unico ringraziamento che posso permettermi. Battisti se n'è andato troppo presto, Richards non lo incontrerò mai, Zero non ho mai avuto occasione. Non fa niente, lì ci sono i miei libri, quello che penso e la mia riconoscenza. Che non si nega le critiche, perché altrimenti non sarebbero onesti. Questi libri non servono a cambiarmi la vita, sono i loro protagonisti che me l'hanno cambiata.  

Commenti

  1. Anche io sono un assiduo lettore di massimo del papa e li ho letti tutti e due.
    molto belli.

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  2. Ciao, mi fa piacere che li hai apprezzati! L'altro che hai letto è Happy?

    RispondiElimina
  3. Sì, Happy e mi sono piaciuti anche se non stravedo per nessuno dei due.

    Ho letto anche quello su Renato Zero.

    RispondiElimina
  4. Ciao, da fonti interne (il marito) pare che il prossimo libro sia su Zappa!

    RispondiElimina

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